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Gli sciacalli

Gli sciacalli sono animali. Hanno due zampe, si vestono bene, sorridono falsamente e si differenziano dagli altri animali perchè si cibano delle speranze e delle idee altrui, uccidendone la fiducia.

Sinonimo di sciacallo: arrivista, imprenditore, egoista, figlio/a di puttana.

sciacalli

Agli sciacalli fotte di riuscire a raggiungere i propri obiettivi, senza curarsi del bene degli altri.

Arraffano quello che c’è da arraffare, scarnificano quello che c’è da scarnificare e lasciano il cadavere del povero malcapitato lí dove è avvenuto il massacro.

Dopo una mangiata, lo sciacallo è sazio e felice. Gli unici animali con cui riesce a stabilire relazioni sono altri sciacalli. Tra sciacalli vince il piú forte. Che comanda usa gli altri per mangiare sempre di piú.

I versi degli sciacalli:
1. “Lo dicono tutti che sono bravo/a”; tipica dello sciacallo che calpesta chiunque si trovi nel suo percorso per fare scalata sociale.

2. “ne ero convinta che potesse andare bene!!!”; tipica dello sciacallo che ruba una tua idea e poi dice che è sua e ci fa dei gran soldoni.

3. “Sí, anche io avevo pensato una cosa simile”; tipica di uno sciacallo privo di idee, ma che ha appena sentito una cosa potenzialmente utile uscire dalla tua bocca.

4. “Io ho qualche contatto nella stampa”; tipico degli sciacalli senza scrupoli.

Poi ci sono gli sciacalli che diventano capi troppo presto, che ti puniscono se critichi costruttivamente. Che ti dicono di tenerti libero per un bel periodo perché sicuramente lavorerai con loro e poi  ti lasciano a casa senza spiegazione, senza un messaggio, senza niente. Perchè devono prima piazzare i loro amici e i loro conoscenti. Riescono solo a sminuirti come essere umano, invece di gratificarti per il lavoro che hai compiuto.

Poi ci sono gli sciacalli che corrono ai fondi europei, che agiscono in coordinazione con gli sciacalli governativi e regionali.

Una caratteristica accomuna questi tipi di sciacalli: sono Italiani. E poi non dobbiamo farci stereotipare…

Poi, per fortuna, ci sono i bipedi belli. Tanto belli. Meno male che ci sono.

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7 Aprile: rivisto e corretto.

4 agosto: ci ho pensato a lungo e ho deciso che il post originale conteneva troppi dettagli troppo personali che riguardavano anche altre persone, per quanto privo di nomi o cognomi. Ho rivisto il post ed eliminato ció che andava eliminato.  Ora va meglio.

Ho scoperto un programmino di scrittura per Linux; di quelli senza opzioni, barre dei menú o distrazioni di sorta. Si chiama UberWriter. Con questo programmino, il 7 aprile ho scritto.
Pensavo di tenere questo stralcio per me. Ma siccome ogni tanto ti sogno. E quando ti sogno, ti sogno che fai il viscido con qualche ragazzo. E quando mi sveglio da quel sogno mi sento svuotato, incompleto ed ho voglia di piangere per come mi hai fatto sentire, ho deciso che il mio modo per superare la cosa è di scriverlo e di sfogarmi.

In queste settimane da solo ho avuto modo di pensare un sacco alla nostra relazione.

Mi fa ancora male, tante cose mi fanno ancora male.
Ogni volta che ci penso; che ti penso; mi sento ricadere in un vuoto da cui è difficile alzarsi.

Alcune volte mi ritrovo a piangere senza apparente motivo. Proprio come ho fatto il sei novembre, quando ho scoperto chi eri veramente. Provo la stessa sensazione. Quando non hai piú nulla sotto i piedi e precipiti. Tu mi amavi e mi hai fatto sentire cosí. Peró c’era una cosa che non immaginavo.

Il modo in cui flirtavi con gli altri ragazzi. Le cose viscide che dicevi, il modo in cui le dicevi, le parole che usavi che probabilmente riflettevano quello che pensavi, e tutte le volte che riuscivi a guardarmi negli occhi dopo.
Bada bene, non era solo COSA facevi, era il MODO in cui lo facevi.

La prima volta che hai flirtato con qualcuno è stata 15 giorni dopo che ci siamo messi assieme. L’ultima dopo che sono tornato.

Non è il fatto che flirti, la cosa che mi disturba, è il modo in cui lo fai, sono le parole che usi e soprattutto le cose che non dici. Il fatto che tu sia solo un maiale.

Io spero che non riserverai a nessuno il trattamento che hai riservato a me. Ho rinunciato a cose grandi ed importanti per stare assieme a te, e tu mi hai ripagato dicendo a un tipo che hai conosciuto mezza volta che avresti voluto ficcargli la lingua in gola mentre io sgobbavo come un cretino. E molto altro. Tutte cose che ancora fanno male.

Mi dispiace, ma non riesco a perdonarti. Hai inzozzato una cosa bellissima. L’hai uccisa. Hai ucciso me e hai ucciso te (per quanto possa essere possibile).

Non voglio piú sapere quanti ragazzi ti scoperai o in che modi viscidi lo farai o le cose che dirai o scriverai. Finchè riuscirai a guardarti allo specchio la mattina, saranno affari solamente tuoi.

E sí, le Golden Girls mi facevano ridere piú di te. Tu fai pena.

“Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. Se guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te”. Friedrich Nietzsche

Motivi per cui sono disilluso sulle relazioni a due

1. Come mi sono comportato in passato.

 

2. Come si comporta la gente che vedo intorno a me, in relazione all’unione con un’altra persona.
Ovvero che basta un sollecitino ormonale da poco per mandare a puttane anni di promesse.

 

3. Dalle parti di Roma gira questo annuncio;

Vuoi un TATUAGGIO GRATIS? Vuoi allenarti GRATIS per una settimana nella palestra dove andiamo noi?Facci na pompa circolare(tu al centro noi intorno) e fatti dare qualche schiaffetto anche sul culo.

Uno di noi è tatuatore professionista,un altro è il proprietario della palestra dove ci alleniamo.

Siamo un gruppetto in espansione, sicuri in quattro più qualche curioso occasionale,etero/bsx.

Basta che sei ai nostri comandi,ce lo succhi per bene e ci fai sborrare alla grande,inondandoti.

Il bello è che ci eccita farlo in gruppo,sborrare insieme ci piace da pazzi,con i muscoli appena allenati, tesi, sudati…

La tua ricompensa sarà soddisfatta. Potrai scegliere tra farti fare un tatuaggio a tua scelta misura standard-media, non grande,oppure una settimana di allenamento gratis in palestra,anche tutti i giorni della settimana a tutte le ore della settimana prescelta.

Cosa aspetti?
Sei top? Prova a fare esperienza da succhiatore e spanking,rimarrai eccitato per giorni al solo ricordo!
Sei bottom? Se ci sai fare davvero e sei portato per queste cose…che aspetti?
Sei top-bottom? Devi dimostrare solo un ruolo,ci piace così.

 

Ragazzi carini max 35enni,non grassi,pref.atletici.
Sceglieremo in base vs foto e profili.
Grazie a tutti e … cosa aspetti?

 

Insomma, l’importante é eiaculare. Il resto si fotta.

E’ che dormo poco…

Se in momenti come questi potessi guardarmi dall’esterno proverei compassione per me stesso.

Dio santo, ma ti vedi?!?
Sembri una ragazzina di 15 anni! Che cazzo fai adesso? Ti fai venire un attacco di panico e corri a chiuderti in bagno?
Quando te la sei goduta hai sbagliato, perchè hai distrutto altre persone.
Non riesci più a godertela. Sembri un agorafobico cronico e grave. Tanto grave.
Non ti avvicini al centro, rimani nel tuo quartiere perchè è la tua zona franca. Senti che lì non lo puoi incrociare. Poi che sia vero o no è tutto e solo nella tua testa.
Non esci più la sera, non ti avvicini a un locale nemmeno se ti pagassero. E le scuse che trovi!
No, sono stanco… No, non ho voglia… Dio, sei patetico! Goditi la vita! E se lo incontri, amen!
Chiarisci quello che devi chiarire! Cazzo, non fare il bambino minchioso!
Esattamente come sei sempre stato!. Bravo! Sono orgoglioso di te!

Sul regionale hai paura. Renditi conto. Analizzati logicamente e renditi conto di quello che sei diventato. Quando ti avvicini a metà viaggio il cuore ti parte a mille. Non lo controlli. Succede e basta.
Fai finta di non vedere fuori dal finestrino. Fai finta di non vedere niente.
Svii lo sguardo da ogni persona. Tutti. Come se la probabilità fosse così alta…

Che adulto che sei! Aveva ragione: c’è gente di quindici anni che è più adulta di te!
“Chi semina peste, raccoglie dolore”
Paga, coglione!

Anzi! Fai come lui! “E’ colpa tua!”
Ma no, tanto lo sai che non è così.
Magari cerca di non essere il mostro che sei stato.
Pensa avanti e non guardare indietro.

Ora hai tra le mani qualcosa di ancora più bello. Questa volta non si rovinerà.
Perchè se lo rovinassi ancora… dove troveresti la forza di perdonarti per l’ennesima volta?

Questa volta andrà bene. Sì, questa volta andrà bene. Il dolore ti è servito. Il dolore ancora ti serve.

Giorno

Mister, facciamo due conti… vuoi? Io sono felice di vederti praticamente ogni singola notte. Non facciamo l’amore, ok. Non facciamo grandi discorsi, ok. Ora non siamo particolarmente amici, ok.
Ci incontriamo di sfuggita (tu sei sfuggevole) in scenari piuttosto piacevoli.
Ma io, si sa, sono stupido e mento prima a me stesso e poi agli altri.
Sarà che ti cerco io per piacere di vederti, forse mi cerchi tu per ricordarmi tutto quello che devi ricordarmi (e che fai bene a ricordarmi). Uno dei due cerca l’altro; l’altro risponde.
L’orologio lo lascio a chi ha bisogno di vedere che il tempo scorre; potrei giurare che non stiamo insieme molto.
Tu ce l’hai ancora con me. L’ho capito. Come faresti ad aver dimenticato tutto?
Lo dicevi tu, quando mi scrivevi col cuore frantumato con forza inverosimile dal sottoscritto; ci sarebbero voluti anni e nulla sarebbe stato come prima. E’ colpa mia.
Di nuovo, sproloquio.
Sta di fatto che mi emoziono sempre a rivederti. Sarà quello, ma mi sveglio di soprassalto, di solito finiamo verso le 5 di mattina, col cuore in gola, e non riesco più a prender sonno.
Proprio non c’è un altro modo di vederci?
Che ne so: di giorno al bar?
Mi sa di no…
Eh vabbè…
Non riesco mai a salutarti decentemente. Anche se ci siamo incontrati che già era giorno (e ora sta rispuntatndo il sole, certi particolari non mi tornano mai)…

Buongiorno, spero che almeno tu stia ancora dormendo.

Pari

Le pari opportunità non esistono (pensieri liberi)

La differenza la si può fare in un modo solo: agendo. Parlare a vanvera è sempre servito a poco. Se non a far passare il tempo. Discutere ha più utilità, ma è difficile. Non ricordo più chi me lo disse, forse l’ho pensato autonomamente io.

Il primo risultato di Google sulla ricerca “pari opportunità” è una pagina del sito dell’unione europea dedicata al tema delle pari opportunità riporta in prima pagina: L’uguaglianza tra le donne e gli uomini rappresenta uno dei principi fondamentali sanciti dal diritto comunitario. […]in termini di lotta contro la povertà, di accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, di partecipazione all’economia e al processo decisionale, nonché di diritti delle donne in quanto diritti dell’uomo.

Pari opportunità è una bella espressione. Da soddisfazione scriverla sulla carta. Parlarne lascia un senso di “partecipazione” nella testa di chi enuncia e di chi ascolta. In quel momento si è solidali e si è d’accordo su un concetto che tutti gli interlocutori pensano sia fondamentale. Non importa che tu sia uomo o donna, da quale paese tu venga, quale sia il colore della tua pelle o con chi ti piaccia fare l’amore; devi avere le stesse opportunità di quello che sta di fianco a te. Devi avere gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse possibilità.

Belle parole che si scontrano con il mondo. Con il fatto che il pianeta Terra non è popolato da creature totalmente razionali, ma da esseri umani dotate di relativa natura umana. Pochi di questi credono conveniente dare a tutti le stesse possibilità. Sarà la loro educazione? Sarà cultura? Saranno convinzioni religiose? O sarà solo per insano opportunismo? O semplicemente è la natura umana a imporcelo? Forse è il fatto che discriminare qualcuno ed evitare che entri in competizione con me è dannatamente comodo.

Discriminiamo tutti i giorni: il bello dal brutto, il buono dal cattivo, il magro dal grasso, il bene dal male, quello che ci diverte da quello che ci annoia. Questa è la natura umana. Il problema è quando questa propensione si unisce all’opportunità di essere migliore di quello che ti sta a fianco. Quando si entra in competizione. Quando il bene è per uno solo e si è in due. E’ una propensione che diventa conveniente.

E’ il ragionamento che i nostri genitori ci hanno spiegato da piccoli: se vuoi evitare di fare lavori massacranti e di guadagnare poco devi studiare e prendere un titolo; soprattutto se non sei maschio, eterosessuale e di buona famiglia. Perchè le persone tendono a discriminare. Non tutte, certo. Quelle che hanno “potere” lo fanno un po’ di più.

Perchè bisogna andare più veloci degli altri, ottenere profitti, avere “il meglio”. Lo sento tutti i giorni. Da persone di tutte le età. Lo scopo è stare meglio del vicino. Ma non stare bene tutti e due. Dell’altro me ne frego.

Ho sentito esprimere questo concetto (nelle più svariate espressioni), mi ricordo, da una marea di persone cattoliche, pronte a cinguettare soavemente un falso amore per l’altro, spinti da un irrefrenabile istinto di conservazione di sé stessi. E’ questo che frega buona parte degli esseri umani su questa terra. Soprattutto quelli che smettono di pensare o che non hanno mai pensato che il bene degli altri non tange le loro coscienze. Sono persone a cui non importa (per fortuna non sono tutte).

“Il peggio arrivò verso la fine. Moltissime persone morirono proprio alla fine, e io non sapevo se avrei resistito un altro giorno. Un contadino, un russo, Dio lo benedica, vide in che stato ero, entrò in casa e ne uscì con un pezzo di carne per me.”
“Ti salvò la vita.”
“Non lo mangiai”
“Non lo mangiasti?”
“Era maiale. Non ero disposta a mangiare maiale.”
“Perchè?”
“Che vuol dire perchè?”
“Come? Perchè non era kosher?”
“Certo”
“Ma neppure per salvarti la vita?”
“Se niente importa, non c’è niente da salvare”

cit. Jonathan Safran Foer  – Se niente importa

Milioni di migliaia di chilometri

Sono nervoso. Non dormo.

“Più che il destino
è stata l’adsl che vi ha unito”

Lo dice una delle canzoni del nuovo cd di Dente, “io tra di noi”.
Si chiama “Piccolo Destino Ridicolo”.
Non dovrebbe fregarmene più nulla.
Rimangono quelle parole

NON L’HO DETTO IO. L’HAI DETTO TU. EVIDENTEMENTE E’ CIO’ CHE VUOI. NON AVERLO PIU’.

Quello che c’era non c’è più.
Quello che ci sarà, non c’è ancora.
Adesso non c’è niente.
Adesso c’è quello che non c’è.
Perchè nessuno ce l’ha messo ancora.

O QUANDO ME LO DICEVI IN FACCIA, CON QUEL SORRISETTO FALSO. IL TUO SORRISO DELLE BUGIE.

Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia. Non c’era una bugia.

Io ho sbagliato e ho ammesso. Tu, come al solito, sei la perfezione. Mai un errore. Mai.

L’altro giorno morta mia nonna. Le abbiamo fatto il funerale.
Mi ha ricordato che la vita è breve e scorre dannatamente veolce.
E che il carattere di merda l’ho preso da lei.
E che se ti sforzi ancora ad augurare morte e distruzione, se ti sforzi tanto, se ci credi veramente, magari la prissima volta becchi il bersaglio giusto.

Ti fa schifo quello che faccio? Bene, sono umano. Ho bisogno di quello che faccio. Se tu non ci sei ne ho bisogno.
Non lo farei se almeno una cosa su cento di quello che dico ti andasse bene, ti riavvicinasse almeno in minuscola parte o mi basterebbe ti facesse stare meglio.
Ma nulla. Ora ricevo solo silenzio.
O ti sei rotto le palle o non so.
E quando ti rompi, quando ogni volta lo decidi tu e solo tu, ripenso alla tua gelosia imperante, alle tante cose che facevi bene a pensare e alle tante cose su cui sbagliavi di grosso, ma di cui manco ti accorgevi perchè preso dalle tue mille paranoie.
Però sei sempre stato pronto a recriminare su di me…
Io ho sbagliato e ho ammesso. Tu, come al solito, sei la perfezione. Mai un errore. Mai.

Mai tornare indietro. Neanche per prendere la rincorsa.

E tu, metti un dannato punto.

Almeno una fottuta volta nella vita!

Mai un errore. Mai.