Giorno

Mister, facciamo due conti… vuoi? Io sono felice di vederti praticamente ogni singola notte. Non facciamo l’amore, ok. Non facciamo grandi discorsi, ok. Ora non siamo particolarmente amici, ok.
Ci incontriamo di sfuggita (tu sei sfuggevole) in scenari piuttosto piacevoli.
Ma io, si sa, sono stupido e mento prima a me stesso e poi agli altri.
Sarà che ti cerco io per piacere di vederti, forse mi cerchi tu per ricordarmi tutto quello che devi ricordarmi (e che fai bene a ricordarmi). Uno dei due cerca l’altro; l’altro risponde.
L’orologio lo lascio a chi ha bisogno di vedere che il tempo scorre; potrei giurare che non stiamo insieme molto.
Tu ce l’hai ancora con me. L’ho capito. Come faresti ad aver dimenticato tutto?
Lo dicevi tu, quando mi scrivevi col cuore frantumato con forza inverosimile dal sottoscritto; ci sarebbero voluti anni e nulla sarebbe stato come prima. E’ colpa mia.
Di nuovo, sproloquio.
Sta di fatto che mi emoziono sempre a rivederti. Sarà quello, ma mi sveglio di soprassalto, di solito finiamo verso le 5 di mattina, col cuore in gola, e non riesco più a prender sonno.
Proprio non c’è un altro modo di vederci?
Che ne so: di giorno al bar?
Mi sa di no…
Eh vabbè…
Non riesco mai a salutarti decentemente. Anche se ci siamo incontrati che già era giorno (e ora sta rispuntatndo il sole, certi particolari non mi tornano mai)…

Buongiorno, spero che almeno tu stia ancora dormendo.

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