Pari

Le pari opportunità non esistono (pensieri liberi)

La differenza la si può fare in un modo solo: agendo. Parlare a vanvera è sempre servito a poco. Se non a far passare il tempo. Discutere ha più utilità, ma è difficile. Non ricordo più chi me lo disse, forse l’ho pensato autonomamente io.

Il primo risultato di Google sulla ricerca “pari opportunità” è una pagina del sito dell’unione europea dedicata al tema delle pari opportunità riporta in prima pagina: L’uguaglianza tra le donne e gli uomini rappresenta uno dei principi fondamentali sanciti dal diritto comunitario. […]in termini di lotta contro la povertà, di accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, di partecipazione all’economia e al processo decisionale, nonché di diritti delle donne in quanto diritti dell’uomo.

Pari opportunità è una bella espressione. Da soddisfazione scriverla sulla carta. Parlarne lascia un senso di “partecipazione” nella testa di chi enuncia e di chi ascolta. In quel momento si è solidali e si è d’accordo su un concetto che tutti gli interlocutori pensano sia fondamentale. Non importa che tu sia uomo o donna, da quale paese tu venga, quale sia il colore della tua pelle o con chi ti piaccia fare l’amore; devi avere le stesse opportunità di quello che sta di fianco a te. Devi avere gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse possibilità.

Belle parole che si scontrano con il mondo. Con il fatto che il pianeta Terra non è popolato da creature totalmente razionali, ma da esseri umani dotate di relativa natura umana. Pochi di questi credono conveniente dare a tutti le stesse possibilità. Sarà la loro educazione? Sarà cultura? Saranno convinzioni religiose? O sarà solo per insano opportunismo? O semplicemente è la natura umana a imporcelo? Forse è il fatto che discriminare qualcuno ed evitare che entri in competizione con me è dannatamente comodo.

Discriminiamo tutti i giorni: il bello dal brutto, il buono dal cattivo, il magro dal grasso, il bene dal male, quello che ci diverte da quello che ci annoia. Questa è la natura umana. Il problema è quando questa propensione si unisce all’opportunità di essere migliore di quello che ti sta a fianco. Quando si entra in competizione. Quando il bene è per uno solo e si è in due. E’ una propensione che diventa conveniente.

E’ il ragionamento che i nostri genitori ci hanno spiegato da piccoli: se vuoi evitare di fare lavori massacranti e di guadagnare poco devi studiare e prendere un titolo; soprattutto se non sei maschio, eterosessuale e di buona famiglia. Perchè le persone tendono a discriminare. Non tutte, certo. Quelle che hanno “potere” lo fanno un po’ di più.

Perchè bisogna andare più veloci degli altri, ottenere profitti, avere “il meglio”. Lo sento tutti i giorni. Da persone di tutte le età. Lo scopo è stare meglio del vicino. Ma non stare bene tutti e due. Dell’altro me ne frego.

Ho sentito esprimere questo concetto (nelle più svariate espressioni), mi ricordo, da una marea di persone cattoliche, pronte a cinguettare soavemente un falso amore per l’altro, spinti da un irrefrenabile istinto di conservazione di sé stessi. E’ questo che frega buona parte degli esseri umani su questa terra. Soprattutto quelli che smettono di pensare o che non hanno mai pensato che il bene degli altri non tange le loro coscienze. Sono persone a cui non importa (per fortuna non sono tutte).

“Il peggio arrivò verso la fine. Moltissime persone morirono proprio alla fine, e io non sapevo se avrei resistito un altro giorno. Un contadino, un russo, Dio lo benedica, vide in che stato ero, entrò in casa e ne uscì con un pezzo di carne per me.”
“Ti salvò la vita.”
“Non lo mangiai”
“Non lo mangiasti?”
“Era maiale. Non ero disposta a mangiare maiale.”
“Perchè?”
“Che vuol dire perchè?”
“Come? Perchè non era kosher?”
“Certo”
“Ma neppure per salvarti la vita?”
“Se niente importa, non c’è niente da salvare”

cit. Jonathan Safran Foer  – Se niente importa

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